Appunti giovanili da un weekend sull’Oratorio

Il venerdì di Non dire sono giovane si è concluso, dopo gli arrivi, con la proiezione del docufilm “Qui è Ora” che ODL ha sostenuto e che ha suscitato un primo dibattito, scaldando i motori dei presenti. Il sabato – giornata intensa e proficua – si è articolato su tre diversi aspetti della realtà oratoriana: “il backstage” a cura di d. Emanuele Barbieri, “gli attori” a cura di Mattia Cabrini e “il copione” a cura di d. Paolo Arienti.

Nel primo abbiamo affrontato le domande che sorgono attorno al senso e al perché dell’oratorio toccando alcuni punti nodali: una memoria tradizionale che affonda le radici in un passato che non torna più e i codici sociologici ormai defunti, ma che consegna ugualmente quelle passioni educative che ruotano attorno alla prossimità.

La seconda parte della giornata si è focalizzata sulla presenza dei laici in oratorio che, ad un’analisi prettamente quantitativa, sono sempre più in diminuzione: “un palcoscenico sul quale dobbiamo salire” portando sempre più responsabilità nella coppia strategica ruolo/funzioni: sotto processo sta la tentazione dell’one man show, molto lontano dal vero protagonismo comunitario che si nutre non di rigide gerarchie di potere, ma di corresponsabilità all’interno della comunità ecclesiale. Di qui il ruolo prezioso di figure che incarnino ancora la faccia e il ritmo educativo di una comunità: non c’è concetto più profondo di questo, sia dal versante teologico che da quello dell’esperienza umana; eppure la comunità necessita di facce concrete, braccia e voci che la incarnino e che da essa ricevano un mandato, misto di competenze riconosciute (l’allenamento alla relazione fondata sullo sguardo di Cristo!) e titolarità precise (l’Oratorio è luogo della proposta cristiana a tutti!).
La comunità – come evidenziano le Linee progettuali su Pastorale giovanile e Oratorio del 2009 – diventa sempre di più il soggetto attivo-responsabile dell’oratorio. Con la rapida trasformazione del presbiterio e la scomparsa progressiva della figura dei vicari, si aprono i cantieri di nuove ministerialità educative: risorse oramai essenziali alla vita quotidiana degli oratori e che vanno custodite dalla logica del clericalismo.

Federico Parizzi

Leggi e scarica tutti i materiali del weekend:

Le dinamiche dell’Oratorio

Alcune dinamiche costruiscono lo splendido “sogno dell’oratorio”: l’operosità (noi siamo noi perché “agiamo”, anche quando questa operosità è sofferta e ferita), la gratuità (che va oltre il pagato/non pagato), la formazione (l’Oratorio promuove intenzionalmente la formazione, non la dà per scontata né la subisce), la pluralità (l’intreccio delle realtà che confluiscono nei tempi dell’Oratorio), la condivisione (delle memorie esperienziali). La scommessa è imparare a gestirle. L’Oratorio è così popolare, straordinario perché per tutti!

Sembra che i numeri dicano una decadenza senza appello. Ma è proprio così? Ci serve un poco di lentezza, per recuperare se c’è in noi ancora umanesimo e – perché no? – rinascimento!

Come ricorda la Scardicchio, l’educatore volteggia per ritornare. Si occupa di contorni, ma non sta lontano dal centro. Perché anche Dio abita negli interstizi e il Signore è un camminatore delle congiunzioni.

Le letture condivise nel weekend

DIOCESI DI CREMONA, “Che cercate? Venite e vedrete”. Linee progettuali di pastorale giovanile e Oratorio, Cremona 2009

CEI, Il laboratorio dei talenti, Roma 2013

ODL, L’Oratorio oggi. Ricerca quantitativa e qualitativa sugli Oratori in Lombardia, Milano 2015

FEDERAZIONE ORATORI CREMONESI, Sognare ad occhi aperti. Sguardi sul presente e il futuro dell’Oratorio cremonese alla luce della ricerca regionale ODL-IPSOS 2013-2014, Cremona 2015

AUGELLI A. – MALANDRI A. (EDD.), Ma che lavoro fai? Ambivalenze e peculiarità dell’educatore professionale di Oratorio, Torino 2016

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