2. In età, sapienza e grazia

di don Alessandro Bertoni

L’episodio di Gesù dodicenne ritrovato nel tempio può aprire una finestra sull’inquietudine che ha accompagnato Maria e Giuseppe che, solo dopo alcuni giorni di ricerche affannate tra parenti e conoscenti, giungono nuovamente a Gerusalemme e lo trovarlo lì, in mezzo ai dottori, mentre li ascolta e li interroga (Cf. Lc 2,41–50). E chissà quale smarrimento avranno provato nel sentirsi dire che egli “deve occuparsi delle cose del Padre suo”; parole, queste, che aprono ad un Mistero sempre più grande che chiede di essere accostato, meditato, pregato con quella discrezione e vicinanza che Maria e Giuseppe ci insegnano. Intanto, “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.

È il mistero di una vita che sta crescendo, sta muovendo i primi passi in autonomia e che inevitabilmente ci rimanda alla vita dei nostri ragazzi. Una vita, la loro, che come adulti a volte ci spiazza e ci mette un po’ all’angolo perché nei mutamenti così repentini tipici dell’età, fatichiamo a riconoscere in loro i bambini che erano fino a ieri. Non sono infrequenti le preoccupazioni di genitori ed educatori che, all’inizio di un nuovo anno (scolastico, catechistico, oratoriano) segnalano la fatica di comprendere cosa stia accadendo; il perché i ragazzi e le ragazze siano sempre più distanti, meno comunicativi e più silenziosi (o per contro, più chiassosi) e che talvolta sembrano non avere altri interessi se non lo stare perennemente connessi e/o assorbiti ad ogni sorta di aggeggio elettronico. Sono andamenti che ci mettono in difficoltà e fanno sorgere l’interrogativo sul come comportarsi, come muoversi, per capire queste nuove dinamiche interiori ed esteriori, così da poter entrare in contatto e in dialogo con questa realtà così particolare qual è la fase della preadolescenza.

Come ci suggerisce il Vangelo, c’è una età che richiama a una crescita, anagrafica, intellettuale, fisica e biologica. L’età che precede l’adolescenza vede nei ragazzi e nelle ragazze l’interesse crescente verso le dinamiche tra pari, in cui il gruppo non è ancora così determinante, ma dove si iniziano a stringere amicizie più forti, che probabilmente si svilupperanno e consolideranno negli anni a venire. Al contempo cresce una sorta di risonanza che viaggia in due direzioni; secondo cioè uno sguardo verso quanto accade fuori e attorno a sé e uno sguardo su quanto si inizia a sentire ed avvertire dentro di sé in termini di interessi, sentimenti, affetti.

Sempre in riferimento a questa bi–direzionalità (del dentro e fuori di me) e dello sguardo/confronto, questa è anche la fase dei primi conflitti tra pari, su cui, come educatori, è necessaria una certa attenzione e vigilanza per saperne cogliere già i primi segni, ma anche le motivazioni e le entità e trovare pertanto aiuti e modalità educative adeguate per affrontarli e superarli.

C’è però anche una sapienza che ci rimanda non solo alle nozioni che si imparano sui banchi di scuola, ma anche ad un sapere sapiente, che sappia cioè imparare a guardare in profondità al senso delle cose che accadono attorno e dentro sé stessi. E se è vero che insegnanti, maestri ed educatori sono necessari perché “non si nasce imparati”, questo è ancor più vero per quanto riguarda l’intelligenza delle cose, che va indagata ed al contempo accudita e accompagnata e che chiede a noi adulti di passare dall’essere maestri, all’essere testimoni. L’assaporare il senso delle cose può aiutare a comprendere che c’è un modo di vedere le cose e la vita che va oltre il semplice “mi piace–non mi piace”, così forte in questa fase preadolescenziale.

C’è infine una grazia che richiama l’opera di Dio. Ma tale opera si innesta in un’esistenza che giorno per giorno si dispone ad accoglierla e tale accoglienza non può essere vissuta in solitaria. Si tratta di un’operazione di squadra, di alleanze educative che richiedono perseveranza, progettualità e creatività, usando pazienza (e allo stesso tempo fermezza) nel rispetto dei tempi, indagando gli interessi e i linguaggi (soprattutto quelli non verbali) di coloro che accompagniamo, aiutandoli a divenire protagonisti del cammino di vita e di fede che iniziano ad intraprendere in modo sempre più autonomo.

Età, sapienza e grazia, letti in questi termini, sono tre elementi che non possono andare slegati, ma vanno continuamente posti in dialogo perché l’uno illumini e si lasci illuminare dagli altri in un circolo virtuoso.

Allora quello smarrimento iniziale che il Vangelo ci può aver suggerito, può essere letto come una sana inquietudine di persone adulte (genitori, educatori) che non si lasciano intimorire dalla sfida, ma che, pur nella sua componente di incertezza, la accolgono con entusiasmo, ponendosi come testimoni che accompagnano e che hanno a cuore l’aiutare i ragazzi a scoprire piano piano la propria unicità e il proprio posto nel mondo.

Alcuni spunti:

Sulla testimonianza di adulti

MATTEO  A., La chiesa che manca, Milano 2018.

Sullo sviluppo morale della persona 

MANENTI  A., BRESCIANI C. (EDD.), Psicologia e sviluppo morale della persona,  Bologna, 1992.

Sulle proposte educative per preadolescenti e adolescenti

ORIENTE A., “I gruppi parrocchiali dei preadolescenti e degli adolescenti. Relazione educativa, crescita nella fede e orientamento vocazionale”, in Tredimensioni, 15(2018), 208–212.

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