«A nove anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie mi lanciai in mezzo a loro e cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie e si raccolsero tutti quanti intorno a colui che parlava».

San Giovanni Bosco – Memorie dell’oratorio

L’idea che diventa proposta

Il sinodo dei giovani sta sullo sfondo di un cammino che continua, mentre la Lettera del Vescovo Gesù per le strade rilancia alcuni passaggi che vanno onorati. Il Cortile dei sogni vorrebbe rimettere al centro uno dei tasselli preziosi della chiesa diocesana: l’Oratorio. La letteratura in materia? C’è! Gli esperti (di vita, soprattutto)? C’è pieno e ciascuno è titolato a dire la sua alla luce di una esperienza decennale. Che fare allora? Non certo dell’accademia, ma una operazione di presa di coscienza ecclesiale, se si preferisce un ripensamento concreto e propositivo. Tutti vorrebbero un bel progetto educativo magari stampato con copertina lucida e colori accattivanti. Accomodiamoci: su internet c’è di tutto e di più. Ma le persone, i processi, le decisioni e soprattutto la vita… possono essere un download o finire in polemica arrogante?

Proviamo a ripartire da una scatola. Essa non contiene le risposte (educatori gonfiabili, libri con paroloni altisonanti o occhiali dalle lenti rotte che ti fanno vedere solo la tua esperienza). Si preoccupa piuttosto di aprire una verifica e di creare delle alleanze. Ricordiamoci queste due parole: verifica e alleanze. Se vogliamo, diciamola così: apriamo quella scatola per aiutarci ad una analisi qualitativa dei nostri Oratori, mentre dal territorio si profilano le Unità pastorali (e non è vero che non c’è nulla in materia!) e si fanno i conti con le risorse (e non è vero che non si fa nulla!).

Nella scatola troviamo le classiche e antipatiche schede che sanno di compitino o di forzatura. È inevitabile. Come è inevitabile che la chiacchiera clericale sappia solo lamentarsi dopo aver abbondantemente taciuto e disertato i momenti di costruzione comune. Queste benedette schede ci aiuteranno a ragionare, verificare e sognare… con i piedi per terra e gli occhi aperti.

Possiamo aprire quella scatola con malanimo (io avrei fatto diverso… lo sappiamo), oppure con un poco di amore alla Chiesa diocesana che non esiste come soggetto metafisico, ma solo nelle nostre vite fraterne e nei nostri volti.

I materiali utili

 

I materiali specifici del percorso:

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