Una bella visione

Pierpaolo Triani – Formatore e pedagogista, docente presso l’Università Cattolica del Sacro cuore  Dipartimento di Scienze della Formazione

Gratitudine, contentezza, impegno. Sono queste le parole che ho sentito risuonare dentro di me leggendo le proposizioni del Sinodo dei Giovani di Cremona.

Provo gratitudine perché conosco bene quante ore di lavoro, quanto confronto, pazienza, necessità di andare al cuore delle questioni, vi siano dietro ogni singola parola di un documento finale, frutto di percorso partecipativo di riflessione. Penso alla formulazione degli emendamenti, ai dibattiti articolati su un solo termine e mi dico: ‘è importante mettere in atto ancora queste avventure di confronto!’, perché è così che si impara a cogliere le diverse sfumature dei concetti, a toccare con mano che esistono altri punti di vista, ad ascoltare l’altro, a cercare convergenze.
Mi sento di dire un grande grazie ai giovani, e tutti coloro che li hanno accompagnati in questo percorso, soprattutto per quanto nel documento è stato scritto, per lo sguardo che lo anima: positivo, ma non cieco sulle difficoltà; fiducioso ed esigente, attento al presente e aperto (come è giusto che sia!) al futuro.

Provo contentezza perché è bello vedere una Chiesa in cammino che si lascia interpellare dalle nuove generazioni e vedere dei giovani che si lasciano coinvolgere, che si mettono in gioco per esprimere il loro desiderio di vita piena, la loro fede (che come per ciascuno di noi ha sempre bisogno di essere sostenuta e crescere) nel Vangelo di Gesù, la loro ricerca di senso, l’aspirazione ad un mondo meno chiuso su stesso. E’ bello ascoltare parole tenaci come quelle espresse nella proposizione n. 22: “Non possiamo rimuovere la questione del senso perché o troppo giovani o troppo indaffarati. È la vita stessa a chiederci di continuare a lottare per perseguire i sogni e i desideri grandi che portiamo nel cuore, come uomini e donne di oggi e di domani”.

Altrettanto belle è ascoltare parole di responsabilizzazione come quelle della proposizione n.7: “Avvertiamo il desiderio di essere trattati da uomini e donne e non da eterni adolescenti; di essere richiamati alla vita reale, ai problemi e alle speranze del quotidiano: vogliamo che la prima lingua con cui possiamo esprimerci, siano i fatti, la verità delle nostre relazioni”.

Le proposizioni sono ricche di espressioni esigenti che i giovani hanno rivolto verso loro se stessi, gli adulti, la Chiesa. Non vi è la domanda di qualche ‘sconto’, ma la richiesta di tenere sempre insieme valori, contesti che cambiano, storie personali. I giovani chiedono di essere aiutati a comprendere le ragioni della proposta cristiana; chiedono coerenza, chiedono proposte formative e soprattutto relazioni educative che senza giudicare le persone superficialmente, sappiano accogliere, sostenere nella ricerca delle verità e del bene, accompagnare nel discernimento e nella sequela. A questo riguardo è esemplificativo quanto scritto nelle proposizioni 16 e 17, all’interno del focus dedicato all’affettività: “Chiediamo alla Chiesa di esprimersi con chiarezza sulle questioni legate all’etica della vita, senza censurare la verità per compiacenza, ma anche senza durezze giudicanti, ‘scendendo dal pulpito’: un Vangelo che proclama la bellezza e la fecondità di scelte impegnative e forti, sia la sua guida e il suo punto di riferimento”; “Individuiamo per noi giovani un compito: interrogare senza vergogna e timore il Magistero, i nostri sacerdoti e gli adulti educatori, e comprendere meglio le motivazioni che stanno alla base di alcuni orientamenti della Chiesa”.
In un periodo di semplificazione costante dei problemi e di crescente rozzezza del linguaggio interpersonale (spesso volutamente spacciato per trasparenza) è bello e significativo vedere come i giovani abbiano affrontati temi che toccano direttamente la loro vita, pesando le parole, cercando di mostrare il valore della proposta cristiana e insieme richiamando le domande che la complessità della realtà pone, esprimendo la loro disponibilità a capire, ad imparare, a fare la propria parte.

Le parole del Sinodo cremonese pensate, misurate, coraggiose, esigenti, aperte al futuro, richiamano costantemente all’impegno. Sono parole che impegnano in primo luogo i giovani stessi e che contemporaneamente chiedono alla comunità cristiana nel suo insieme di uscire dalla tentazione della lamentazione, per continuare a vivere la sequela e la testimonianza. Le proposizioni chiedono una Chiesa libera e essenziale, attenta ad una credibilità semplice e quotidiana; come evidenziato nella proposizione n. 9: “Desideriamo che la Chiesa sia sempre più libera di custodire con libertà l’essenziale del messaggio evangelico: la fede quotidiana in Gesù, l’ascolto della sua Parola, l’esperienza della preghiera, la vicinanza ai problemi e alle sfide reali della vita. Oratori e percorsi per i giovani non vanno misurati per quante cose producono, ma per la qualità delle esperienze che toccano la vita, suscitano desideri, offrono testimonianze credibili. Lo stile ecclesiale sia il coraggio umile e silenzioso del quotidiano, lontano dal clamore di eventi isolati”.

Chiedono una Chiesa capace di abitare generativamente il presente e seminare il futuro come si legge nella proposizione n. 25: “Chiediamo che la Chiesa aiuti noi giovani a riscoprire uno sguardo positivo sul presente e sul futuro, con la testimonianza e la coerenza di adulti significativi: abbiamo bisogno di punti di riferimento che sappiano narrare con la propria esperienza come si vive in questo mondo e la bellezza che c’è nell’essere persone di fede e di speranza”.

Queste richieste non possono, naturalmente, lasciarci indifferenti, bensì possono e debbono fungere da stimolo per rilanciare il nostro impegno e per rinnovare le forme delle nostre proposte e dei nostri percorsi. Nella proposizione 33 viene espresso un desiderio preciso: “Desideriamo conoscere di più la fede, condividere celebrazioni vere e belle, partecipare a incontri che ci facciano scoprire il senso profondo del Vangelo”. Occorre riprendere questa richiesta e porre al centro della nostra comunicazione i significati portanti della fede cristiana narrata dai vangeli. I giovani, se mi è permessa questa osservazione, attraverso le loro proposizioni richiamano con parsimonia la figura di Gesù; a mio parere invece è necessario rilanciare nei percorsi formativi e nelle parole della Chiesa la forza di cambiamento perenne rivelato dalle parole e dai gesti di Gesù.

Le proposizioni del Sinodo sono il frutto di un lavoro di diversi giovani che hanno ascoltato, parlato, pensato, scritto, discusso, votato su Chiesa, affettività, futuro, fede, stili di vita. Non è un fatto che ‘buca gli schermi’ o che invade di commenti i social; non è una notizia alla moda; ma è una buona notizia! E’ buona perché ci racconta di un processo che sicuramente ha segnato positivamente coloro che vi hanno partecipato, perché ha gettato semi che continueranno a crescere nel tempo, se sapremo coltivarli e custodirli. E’ una buona notizia perché ci racconta la passione e l’attenzione dei giovani verso la Buona Notizia che può cambiare i nostri cuori.

Pierpaolo Triani

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