I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

Non si può che ripeterlo: se le consonanze con il sinodo cremonese erano evidenti alla lettura dello strumento di lavoro, tanti fattori di continuità e richiamo ritornano anche nel documento finale, approvato sabato 27 ottobre. È bello che questo testo faccia esplicitamente parte di un cammino e che si dichiari apertamente che con “sinodo” si debba intendere non questa o quella determinazione, ma l’intero arco che va dalla consultazione alla assemblea presinodale sino alla celebrazione svoltasi in Vaticano dal 3 al 27 ottobre, senza dimenticare quanto ora “passa” a papa Francesco. Questi dinamismi, forse giudicabili complicati, astratti o burocratici, evidenziano le mani coinvolte e quel volto “sinodale” di Chiesa che diventa tanto più interessante quanto più falliscono le pretese individualistiche o certi narcisismi esplodono in mano a chi li professa. La classica metodologia del vedere – giudicare – agire prende ora la forma declinata in riconoscere – interpretare – scegliere, secondo tre tappe fondamentali ispirate a Lc 24, la celebre icona dei discepoli di Emmaus: Gesù camminava con loro (il primo capitolo del testo finale), si aprirono loro gli occhi (il secondo), ed infine partirono senza indugio (il terzo).

1 – il vedere diventa riconoscere

Ma che cosa ha visto il sinodo nel suo processo di istruzione della materia (giovani, fede e vocazione)? Innanzitutto il valore profondo dell’ascolto della realtà, in ossequio alla logica dell’incarnazione che fa della storia il terreno della germinazione della fede. In questa storia, tra le tante dinamiche che il mondo evidenzia, ambiente digitale, migrazioni come paradigma e peso angosciante dell’abuso e della violenza costituiscono altrettanti snodi su cui richiamare l’attenzione. Il sinodo poi ha cercato di vedere che cosa significhi essere giovani oggi: sperimentare il desiderio di affermare la propria vita con originalità, dentro un mondo che al tempo stesso chiama e respinge e davanti ad una chiesa che non sempre è percepibile come credibile e coerente. Ma c’è sul terreno anche il confronto con Cristo e la sua scelta di vita, il suo stile e il grido del suo destino.

2 – il giudicare diventa interpretare

Nella seconda parte, quella relativa al giudicare ovvero all’interpretare, ai giovani è riconosciuto lo statuto di luogo teologico: dimensione in cui lo Spirito del Signore parla alla sua Chiesa, rilanciando la sfida dell’Evangelo. Un luogo impastato di inquietudini, ferite, domande, relazioni, anelito alla libertà, ma anche esposizione al male; un luogo che è per la Chiesa terreno della chiamata, quella che viene analogicamente definita “vocazione” e che risulta dall’intreccio misterioso tra volontà divina e libertà umana, come è stato in Gesù. Come è stato in Maria. Come è oggi nelle svariate vocazioni particolari che fanno l’intreccio della vita ecclesiale. La “scoperta” di questa vocazione – concreta e profonda – è il “senso” posto dinanzi alla vita di ogni giovane e l’aiuto affinché questa scoperta accada il miglior servizio che la Chiesa possa offrire ai giovani. Per questo servono persone con le mani in pasta, adulti autentici, accompagnatori capaci. Perché discernere, ovvero comprendere alla luce della fede, è un’operazione complessa e faticosa, delicata ed avvincente.

3 – l’agire diventa scegliere

Al termine, a proposito dell’agire (scegliere), il testo sinodale si fa più serrato e definisce un poco meglio alcuni ambiti di azione: insiste sul passaggio dalle strutture alle relazioni (terreno per l’accompagnamento), dallo stereotipo alla decifrabilità testimoniale degli stili di vita ecclesiali, dai singoli alla corresponsabilità della comunità, paragonata ad un villaggio responsabile della crescita dei propri figli. Una chiesa che sappia spendersi in vicinanza, sappia offrire percorsi alti e degni, sappia invitare al profumo del servizio… voglia davvero prospettare la bellezza del vivere, ovverosia del rispondere alla chiamata dell’esistenza.

Prime considerazioni

Il testo consegnato al papa non è omogeneo né molto lineare: segno che comunque si è lavorato, e molto, tenendo insieme – seppur a fatica – tanto materiale, composito per motivi geografici, culturali e spirituali. Ad una prima lettura, un poco viziata dall’esperienza cremonese ed orientata dal mondo giovanile più nostrano, balza all’occhio che all’intreccio di vicinanza e lontananza, alla richiesta di maggiore autenticità e rilettura dei codici, al desiderio di protagonismo misto a comoda adolescenza la chiesa in qualche modo deve dare retta. Rileggendo innanzitutto se stessa, in termini “morali”: non nella direzione di una qualche ubbidienza ad un codice etico, quanto piuttosto – e molto di più – facendo attenzione al proprio stile, curando la propria somiglianza a quello di Cristo. Ed è proprio a lui che il sinodo riserva le parole forse più entusiaste, quasi a ricordare che nel bel mezzo di richieste anche imbarazzate (quelle sull’affettività come sul potere..) va interpellato uno stile prima che una formula. Perché lo stile sa di vita e racconta l’unica storia possibile di una libertà che sa davvero obbedire. Tante espressioni restano forse nel vago o sono trascinate nella tecnica ancora molto ecclesiastica, mentre si coglie il genuino desiderio di rileggere con i giovani la passione per la vita: una vita non semplice, anzi resa spesso faticosa e violentata in tante parti del mondo e proprio per questo bisognosa di essere “messa al mondo” una seconda volta. La volta della dignità e del futuro, che però è già presente. non sarebbe ozioso produrre una tabella che richiami le consonanze con il sinodo cremonese, passo passo, soprattutto laddove le questioni si fanno spinose o per entusiasmo (il protagonismo rivendicato) o per imbarazzo (soprattutto laddove si parla della fede o non se ne parla ancora abbastanza, perché prima o poi, a Cremona come nei sacri tersi universitari, a Roma come ovunque, occorrerà fermarsi e non poco sulla figura della fede oggi, tramontati alcuni codici classici e davanti ad altri mondi simbolici): magari lo si farà. Ma per il momento la si può facilmente intuire.

 

Scarica il documento finale del Sinodo

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