Un approfondimento di carattere pedagogico sui luoghi di vita dei 20-30enni è necessario per conoscere le loro difficoltà e seguirli nella crescita personale. Lo stile di vita del giovane che spesso cambia i suoi “luoghi di incontro” è sempre più basato sull’ “inizio”, come ricorda il relatore, il professor Ivo Lizzola, perché il giovane non conosce la forma e la durata di ciò che vive, ma realizza intensamente la sua costruzione. Questo accade principalmente nel mondo del lavoro e nelle relazioni con i coetanei. Il tempo che si propone come inizio non è segno di garanzia e di certezza, ma una consegna ricevuta da utilizzare nel modo migliore. La difficoltà di affrontare la situazione si presenta nella differenza di considerare questa consegna da dimensione di scambio a offerta di vita da spendere in gratuità. È necessario, quindi in quest’occasione, l’intervento di un’attenta comunità che riconosce importante una stabile e continua presenza per migliorare l’approccio al “nuovo” e per rispondere agli interrogativi dei giovani che ricercano una mediazione fra desiderio e realtà.
In questo conflitto nel tentativo di realizzare le proprie esigenze, il giovane scopre la dimensione del sacrificio e della fatica. La scoperta della vita sotto il segno della verità rende consapevole il giovane della dimensione dell’incontro con l’altro, al contrario non è permessa questa conoscenza se la vita è passata in solitudine. L’incontro permette la vulnerabilità che crea legami forti e dà la possibilità di rischiare: “la vita diventa più vita quando rischia di vivere”, vivere un’esperienza come “inizio” non dà sicurezza; ma sentire il rischio e nonostante tutto continuare a rischiare dà senso alla vita.
La comunità si deve rendere conto delle difficoltà dei giovani che per le preoccupazioni, per le tante iniziative e per i continui cambiamenti che incorrono nelle loro vite si chiudono nella solitudine; la comunità si deve interessare di loro e ha la responsabilità di accompagnarli nella novità.
La vita offre delle occasioni per far scoprire il giovane come una nuova persona che si realizza nel silenzio delle continue prove quotidiane e concrete. Si scopre nella necessità di dare un senso alla propria vita attraverso le occasioni che si prospettano e già nel momento in cui si ricerca la propria identità si costruisce il cambiamento. La ricerca di risposte alle domande esistenziali della vita è la scoperta di nuovi bisogni che rendono consapevole il giovane che nella sua vita è entrata la verità. Questo può accadere solo negli incontri, nelle esperienze condivise, se la comunità accompagna nella conoscenza di nuove prospettive anche attraverso un’attenta vita nella propria città, che ha la necessità di investire nelle reti di relazioni che si costruiscono sin da piccoli. La comunità ha il dovere di accompagnare e aiutare a costruire queste reti di relazioni, ma deve anche preparare il giovane al possibile cambiamento di “famiglia” di “insegnanti”. La “migrazione” di nuclei di giovani è un fenomeno ormai diffuso, ma che non deve spaventare le comunità che collaborando fra di loro possono garantire il continuo accompagnamento della persona in crescita.
Elena
