Anno oratoriano 2018-2019

 

Anche noi parabole di Vangelo

Chi ce lo fa fare? La risposta, appassionata e potente, nella paginetta che Matteo dedica al discorso in parabole.  7 immagini, 7 situazioni che apparentemente dominiamo, perché nella nostra intelligenza conosciamo i tipi di terreno o le tecniche di pesca, ma che alla fine ci spiazzano per la logica che sprigionano, molto diversa dalla nostra, e ci ridicono: questa è la ragione! 

Sì, in quelle 7 piccole, grandi logiche divine sta la ragione dell’Oratorio e la sua più profonda missione. L’Oratorio – o sarebbe meglio dire gli oratori, comprese le forme di collaborazione che diventano sempre più preziose e necessarie – è una delle filigrane del seminatore che esce a seminare e che incontra tutti i tipi di terreno, senza smettere di credere in quello che fa: nella forza della Parola che libera; nell’urgenza della relazione educativa; nella bellezza delle cose fatte insieme. È una delle filigrane della rete in cui restano impigliati certi pesci, piccoli o grandi, pescati dalle acque torbide e resi nome, volto e benedizione. È una delle filigrane di quel lievito faticoso che crede negli incontri, nelle proposte, nella grazia che abita già il cortile, prima ancora che tutti siano convertiti o che si installi, sicura e solida, l’equazione che porta tutti in chiesa e rende tutti una cosa sola. Se l’educare è “faccenda del cuore”, il cuore non è solo la sede delle emozioni più fragili, ma anche e soprattutto del battito della vita, della sua passione e del suo desiderio di farsi ancora vita. È in ragione della vita che l’architetto-muratore di quel Regno esce a seminare, accetta con pazienza la presenza anche della zizzania, vende quanto possiede e corre, getta la rete e aspetta.

Sappiamo che Matteo parla innanzitutto di Cristo e del suo essere venuto a seminare la Parola, ma sappiamo anche quanto profondo sia il legame tra lui e la sua comunità, lui e i suoi discepoli… dunque tra lui e i nostri Oratori che di quelle comunità sono espressioni educative. Davanti alla folla che lo ascolta e ai discepoli che stanno faticosamente imparando ad affidarsi al suo modo di essere e di fare, Gesù per ben sette volte rilancia la posta in gioco, attraversando anche il paradosso dell’indurimento del cuore. Ma a lui interessa lo “spreco di vita”, la sua sovrabbondanza, il suo non tirarsi indietro e non condannarsi alla sterilità. Ed è questo che interessa anche ai nostri Oratori. Ed è questo che può e deve rimotivare, davanti a certi rifiuti e a certe fatiche che condividiamo con le famiglie, la scuola, la società e che ci ricordano che in gran parte i più giovani sono specchio degli adulti, quindi anche di noi.

Perché non credere ancora che qualcuno si potrà rispecchiare anche in noi, nel volto della comunità cristiana, dove non c’è spazio per il pregiudizio o la classificazione o, peggio, per le piccole sette dei perfetti?

Seminare, dunque, ma anche cercare, gioire per un tesoro, barattarlo con tutto quello che si ha, buttare la rete, guardare con saggezza al grano e alla zizzania… questo è l’Oratorio che fa dire “Mai visto un regno così!”. Mai visto che mi vogliono bene per quello che sono. Mai visto che qualcuno si interessi non solo alle mie doti atletiche o alla mia posizione sociale, ma anche al mio destino eterno, alla mia vita interiore, alla mia potenzialità di bene. Mai visto che qualcuno sperimenti con me un tempo gratuito, mi sia accanto nel lutto e mi incoraggi nei passaggi di vita. Mai visto che qualcuno mi dica: anche tu sei figlio di Dio, oltre che uno studente, uno sportivo, un abile musicista. E se ai più tra i genitori e gli adulti, i giovani e i giovanissimi questo non interesserà, il seminatore uscirà ancora a seminare e non farà mancare la sua passione per il tesoro che avrà trovato.

Ed ecco alcune indicazioni e insistenze per il prossimo anno pastorale:

(1) Prendere sul serio, onorare e superare il sinodo dei giovani.

Largo alla rilettura delle proposizioni e del dinamismo del sinodo. Ogni comunità faccia questo sforzo, nel gruppo degli educatori, nel consiglio pastorale, tra parrocchie o nelle équipes. Bastano domande molto semplici: che cosa ci dicono i giovani? Che scelte possiamo fare? Su cosa possiamo puntare? Nel frattempo si formano a livello zonale i tavoli di lavoro che proseguono l’impegno del sinodo quanto a pensiero e disponibilità, lo allargano, lo rendono anche operativo sulle “cose da fare insieme in zona” e su di una riflessione annuale da portare al convegno diocesano di fine gennaio.

(2) Sfruttare al massimo tutte le occasioni formative!

Il Sinodo ha chiesto più occasioni formative (proposizioni 3, 8, 10), pensate in aderenza alla vita dei giovani, luoghi di confronto e di relazioni forti. Le zone e le collaborazioni ora diventano ancora più decisive! Certo non sarà facile trovare tempi e luoghi, ma soprattutto strutturare percorsi solidi. Anche quest’anno la Focr pubblica la sussidiazione per mistagogia, adolescenti e giovani. Ripartiamo anche da qui, attingiamo all’esperienza di Traiettorie di sguardi e di altri percorsi zonali, non perdiamo il loro carattere missionario e culturale! Parliamo della Parola di vita, della vita concreta degli uomini e delle donne di oggi, provochiamoci sulla rilevanza del Vangelo (proposizioni 3 e 9).

(3) Non smettere di abitare il cortile, rimodulando, se necessario, aperture e proposte

I cortili degli Oratori sono luoghi di bellissime esperienze, ma anche di fatiche. Per qualcuno (e per qualche famiglia) l’Oratorio è un parcheggio o una terra di conquista, per altri (soprattutto i più “fortunati”?) l’Oratorio è un’opzione tra le tante, toccata e fuga per il catechismo o lo sport. Dentro queste fatiche e contraddizioni che si trasformano continuamente e diventano sfide quotidiane, il cortile va abitato, pensato: non è il terreno dell’eroismo di qualcuno, ma lo spazio delle relazioni che volontari adulti più motivati, magari qualche educatore assumono. Oggi serve più Oratorio, ma anche un Oratorio migliore, frutto di un pensiero condiviso e di una scelta educativa. Valutiamo quello che sta accadendo e senza rimpianti rigidi verifichiamo gli orari, gli strumenti, gli spazi (cfr. proposizione 21).

(4) Puntare sulla formazione degli educatori di Oratorio

Siamo al quinto anno del progetto regionale “Giovani insieme”; in alcuni Oratori giovani e adulti si danno da fare per esserci; nel periodo estivo, ma non solo, è cresciuta la presenza di educatori professionali in veste di coordinatori. Da tempo alcune cooperative di area sono disponibili a progettare tipo e intensità di presenza di educatori professionali con un mandato preciso da concordare. Focr ha già condiviso formazione e prospettive alla luce anche del documento diocesano sulle Unità pastorali. È tempo di approfondire la formazione di figure educative giovani-adulte a livello diocesano e zonale.

(5) Non dimenticarsi di due stili: vocazione e missione!

Il passo degli Oratori non può essere quello della sola conservazione, così come non può accadere nella pastorale generale. Siamo “a scavalco”, siamo su linee di confine e siamo provocati ad “uscire”, con il coraggio che il Sinodo richiama (proposizione 36). Abbiamo a disposizione un tesoro bellissimo: le esperienze di tanti percorsi ed approcci che non vanno dispersi o peggio contrapposti (proposizione 37). Serve il coraggio evangelico di non deprimersi e rilanciarsi nella stessa logica delle parabole del Regno.  Proponiamo con il ventaglio dell’esperienza e della fantasia ai più giovani di porsi la domanda sul presente e sul futuro: consideriamoli capaci più che utenti di servizi, protagonisti più che gregari, coscienze che pensano più che numeri (proposizioni 22-25). Osiamo testimoniare il bello della nostra vocazione (di adulti, educatori, genitori, sacerdoti e consacrati) perché la domanda vocazionale bruci di più e scaldi e illumini di più (proposizione 27 e 28).

Guarda il video di presentazione del tema di quest’anno oratoriano e dei materiali disponibili.  ⇒

Share This