<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sinodo Archivi - FOCr.it</title>
	<atom:link href="https://www.focr.it/categorie/formazione/sinodo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.focr.it/categorie/formazione/sinodo/</link>
	<description>Pastorale Giovanile - Diocesi di Cremona</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Oct 2018 15:49:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://www.focr.it/wp-content/uploads/2015/08/cropped-logo-facebook-app-e1440517752213-32x32.png</url>
	<title>Sinodo Archivi - FOCr.it</title>
	<link>https://www.focr.it/categorie/formazione/sinodo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Sinodo dei Vescovi 2018</title>
		<link>https://www.focr.it/formazione/sinodo/sinodo-dei-vescovi-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Romagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 15:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sinodo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.focr.it/?p=6822</guid>

					<description><![CDATA[<p>I giovani, la fede e il discernimento vocazionale Non si può che ripeterlo: se le consonanze con il sinodo cremonese erano evidenti alla lettura dello strumento di lavoro, tanti fattori di continuità e richiamo ritornano anche nel documento finale, approvato sabato 27 ottobre. È bello che questo testo faccia esplicitamente parte di un cammino e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/sinodo-dei-vescovi-2018/">Sinodo dei Vescovi 2018</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>I giovani, la fede e il discernimento vocazionale</h4>
<p>Non si può che ripeterlo: se le consonanze con il sinodo cremonese erano evidenti alla lettura dello strumento di lavoro, tanti fattori di continuità e richiamo ritornano anche nel documento finale, approvato sabato 27 ottobre. È bello che questo testo faccia esplicitamente parte di un cammino e che si dichiari apertamente che con “sinodo” si debba intendere non questa o quella determinazione, ma l’intero arco che va dalla consultazione alla assemblea presinodale sino alla celebrazione svoltasi in Vaticano dal 3 al 27 ottobre, senza dimenticare quanto ora “passa” a papa Francesco. Questi dinamismi, forse giudicabili complicati, astratti o burocratici, evidenziano le mani coinvolte e quel volto “sinodale” di Chiesa che diventa tanto più interessante quanto più falliscono le pretese individualistiche o certi narcisismi esplodono in mano a chi li professa. La classica metodologia del vedere – giudicare – agire prende ora la forma declinata in riconoscere – interpretare – scegliere, secondo tre tappe fondamentali ispirate a Lc 24, la celebre icona dei discepoli di Emmaus: Gesù camminava con loro (il primo capitolo del testo finale), si aprirono loro gli occhi (il secondo), ed infine partirono senza indugio (il terzo).</p>
<p><strong>1 – il vedere diventa riconoscere</strong></p>
<p>Ma che cosa ha visto il sinodo nel suo processo di istruzione della materia (giovani, fede e vocazione)? Innanzitutto il valore profondo dell’ascolto della realtà, in ossequio alla logica dell’incarnazione che fa della storia il terreno della germinazione della fede. In questa storia, tra le tante dinamiche che il mondo evidenzia, ambiente digitale, migrazioni come paradigma e peso angosciante dell’abuso e della violenza costituiscono altrettanti snodi su cui richiamare l’attenzione. Il sinodo poi ha cercato di vedere che cosa significhi essere giovani oggi: sperimentare il desiderio di affermare la propria vita con originalità, dentro un mondo che al tempo stesso chiama e respinge e davanti ad una chiesa che non sempre è percepibile come credibile e coerente. Ma c’è sul terreno anche il confronto con Cristo e la sua scelta di vita, il suo stile e il grido del suo destino.</p>
<p><strong>2 – il giudicare diventa interpretare</strong></p>
<p>Nella seconda parte, quella relativa al giudicare ovvero all’interpretare, ai giovani è riconosciuto lo statuto di luogo teologico: dimensione in cui lo Spirito del Signore parla alla sua Chiesa, rilanciando la sfida dell’Evangelo. Un luogo impastato di inquietudini, ferite, domande, relazioni, anelito alla libertà, ma anche esposizione al male; un luogo che è per la Chiesa terreno della chiamata, quella che viene analogicamente definita “vocazione” e che risulta dall’intreccio misterioso tra volontà divina e libertà umana, come è stato in Gesù. Come è stato in Maria. Come è oggi nelle svariate vocazioni particolari che fanno l’intreccio della vita ecclesiale. La “scoperta” di questa vocazione – concreta e profonda – è il “senso” posto dinanzi alla vita di ogni giovane e l’aiuto affinché questa scoperta accada il miglior servizio che la Chiesa possa offrire ai giovani. Per questo servono persone con le mani in pasta, adulti autentici, accompagnatori capaci. Perché discernere, ovvero comprendere alla luce della fede, è un’operazione complessa e faticosa, delicata ed avvincente. <img decoding="async" class=" wp-image-6823 alignright" src="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-300x135.jpg" alt="" width="398" height="179" srcset="https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-300x135.jpg 300w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-510x230.jpg 510w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-768x346.jpg 768w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-1024x462.jpg 1024w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-610x275.jpg 610w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/foto-sinodo-e1413211323222-1080x487.jpg 1080w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></p>
<p><strong>3 – l’agire diventa scegliere</strong></p>
<p>Al termine, a proposito dell’agire (scegliere), il testo sinodale si fa più serrato e definisce un poco meglio alcuni ambiti di azione: insiste sul passaggio dalle strutture alle relazioni (terreno per l’accompagnamento), dallo stereotipo alla decifrabilità testimoniale degli stili di vita ecclesiali, dai singoli alla corresponsabilità della comunità, paragonata ad un villaggio responsabile della crescita dei propri figli. Una chiesa che sappia spendersi in vicinanza, sappia offrire percorsi alti e degni, sappia invitare al profumo del servizio… voglia davvero prospettare la bellezza del vivere, ovverosia del rispondere alla chiamata dell’esistenza.</p>
<p><strong>Prime considerazioni</strong></p>
<p>Il testo consegnato al papa non è omogeneo né molto lineare: segno che comunque si è lavorato, e molto, tenendo insieme – seppur a fatica – tanto materiale, composito per motivi geografici, culturali e spirituali. Ad una prima lettura, un poco viziata dall’esperienza cremonese ed orientata dal mondo giovanile più nostrano, balza all’occhio che all’intreccio di vicinanza e lontananza, alla richiesta di maggiore autenticità e rilettura dei codici, al desiderio di protagonismo misto a comoda adolescenza la chiesa in qualche modo deve dare retta. Rileggendo innanzitutto se stessa, in termini “morali”: non nella direzione di una qualche ubbidienza ad un codice etico, quanto piuttosto – e molto di più – facendo attenzione al proprio stile, curando la propria somiglianza a quello di Cristo. Ed è proprio a lui che il sinodo riserva le parole forse più entusiaste, quasi a ricordare che nel bel mezzo di richieste anche imbarazzate (quelle sull’affettività come sul potere..) va interpellato uno stile prima che una formula. Perché lo stile sa di vita e racconta l’unica storia possibile di una libertà che sa davvero obbedire. Tante espressioni restano forse nel vago o sono trascinate nella tecnica ancora molto ecclesiastica, mentre si coglie il genuino desiderio di rileggere con i giovani la passione per la vita: una vita non semplice, anzi resa spesso faticosa e violentata in tante parti del mondo e proprio per questo bisognosa di essere “messa al mondo” una seconda volta. La volta della dignità e del futuro, che però è già presente. non sarebbe ozioso produrre una tabella che richiami le consonanze con il sinodo cremonese, passo passo, soprattutto laddove le questioni si fanno spinose o per entusiasmo (il protagonismo rivendicato) o per imbarazzo (soprattutto laddove si parla della fede o non se ne parla ancora abbastanza, perché prima o poi, a Cremona come nei sacri tersi universitari, a Roma come ovunque, occorrerà fermarsi e non poco sulla figura della fede oggi, tramontati alcuni codici classici e davanti ad altri mondi simbolici): magari lo si farà. Ma per il momento la si può facilmente intuire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/doc.-finale-Sinodo-universale.pdf">Scarica il documento finale del Sinodo</a></strong></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/sinodo-dei-vescovi-2018/">Sinodo dei Vescovi 2018</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Letture sinodali 2 / Una bella visione di Pierpaolo Triani</title>
		<link>https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-2-bella-visione-pierpaolo-triani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Romagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sinodo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.focr.it/?p=6715</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una bella visione Pierpaolo Triani &#8211; Formatore e pedagogista, docente presso l’Università Cattolica del Sacro cuore  Dipartimento di Scienze della Formazione Gratitudine, contentezza, impegno. Sono queste le parole che ho sentito risuonare dentro di me leggendo le proposizioni del Sinodo dei Giovani di Cremona. Provo gratitudine perché conosco bene quante ore di lavoro, quanto confronto, pazienza, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-2-bella-visione-pierpaolo-triani/">Letture sinodali 2 / Una bella visione di Pierpaolo Triani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/TRIANI-PIERPAOLO.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-6716" src="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/TRIANI-PIERPAOLO-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" srcset="https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/TRIANI-PIERPAOLO-257x300.jpg 257w, https://www.focr.it/wp-content/uploads/2018/10/TRIANI-PIERPAOLO.jpg 450w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" /></a>Una bella visione</h4>
<p><strong>Pierpaolo Triani</strong> &#8211; Formatore e pedagogista, docente presso l’Università Cattolica del Sacro cuore  Dipartimento di Scienze della Formazione</p>
<p>Gratitudine, contentezza, impegno. Sono queste le parole che ho sentito risuonare dentro di me leggendo le proposizioni del <strong>Sinodo dei Giovani di Cremona</strong>.</p>
<p>Provo <strong>gratitudine</strong> perché conosco bene quante ore di lavoro, quanto confronto, pazienza, necessità di andare al cuore delle questioni, vi siano dietro ogni singola parola di un documento finale, frutto di percorso partecipativo di riflessione. Penso alla formulazione degli emendamenti, ai dibattiti articolati su un solo termine e mi dico: ‘è importante mettere in atto ancora queste avventure di confronto!’, perché è così che si impara a cogliere le diverse sfumature dei concetti, a toccare con mano che esistono altri punti di vista, ad ascoltare l’altro, a cercare convergenze.<br />
Mi sento di dire un grande grazie ai giovani, e tutti coloro che li hanno accompagnati in questo percorso, soprattutto per quanto nel documento è stato scritto, per lo sguardo che lo anima: positivo, ma non cieco sulle difficoltà; fiducioso ed esigente, attento al presente e aperto (come è giusto che sia!) al futuro.</p>
<p>Provo <strong>contentezza</strong> perché è bello vedere una Chiesa in cammino che si lascia interpellare dalle nuove generazioni e vedere dei giovani che si lasciano coinvolgere, che si mettono in gioco per esprimere il loro desiderio di vita piena, la loro fede (che come per ciascuno di noi ha sempre bisogno di essere sostenuta e crescere) nel Vangelo di Gesù, la loro ricerca di senso, l’aspirazione ad un mondo meno chiuso su stesso. E’ bello ascoltare <strong>parole tenaci</strong> come quelle espresse nella proposizione n. 22: “Non possiamo rimuovere la questione del senso perché o troppo giovani o troppo indaffarati. È la vita stessa a chiederci di continuare a lottare per perseguire i sogni e i desideri grandi che portiamo nel cuore, come uomini e donne di oggi e di domani”.</p>
<p>Altrettanto belle è ascoltare <strong>parole di responsabilizzazione</strong> come quelle della proposizione n.7: “Avvertiamo il desiderio di essere trattati da uomini e donne e non da eterni adolescenti; di essere richiamati alla vita reale, ai problemi e alle speranze del quotidiano: vogliamo che la prima lingua con cui possiamo esprimerci, siano i fatti, la verità delle nostre relazioni”.</p>
<p>Le proposizioni sono ricche di espressioni esigenti che i giovani hanno rivolto verso loro se stessi, gli adulti, la Chiesa. Non vi è la domanda di qualche ‘sconto’, ma la richiesta di tenere sempre insieme valori, contesti che cambiano, storie personali. I giovani chiedono di essere aiutati a comprendere le ragioni della proposta cristiana; chiedono coerenza, chiedono proposte formative e soprattutto relazioni educative che senza giudicare le persone superficialmente, sappiano accogliere, sostenere nella ricerca delle verità e del bene, accompagnare nel discernimento e nella sequela. A questo riguardo è esemplificativo quanto scritto nelle proposizioni 16 e 17, all&#8217;interno del focus dedicato all&#8217;affettività: “Chiediamo alla Chiesa di esprimersi con chiarezza sulle questioni legate all&#8217;etica della vita, senza censurare la verità per compiacenza, ma anche senza durezze giudicanti, ‘scendendo dal pulpito’: un Vangelo che proclama la bellezza e la fecondità di scelte impegnative e forti, sia la sua guida e il suo punto di riferimento”; “Individuiamo per noi giovani un compito: interrogare senza vergogna e timore il Magistero, i nostri sacerdoti e gli adulti educatori, e comprendere meglio le motivazioni che stanno alla base di alcuni orientamenti della Chiesa”.<br />
In un periodo di semplificazione costante dei problemi e di crescente rozzezza del linguaggio interpersonale (spesso volutamente spacciato per trasparenza) è bello e significativo vedere come i giovani abbiano affrontati temi che toccano direttamente la loro vita, pesando le parole, cercando di mostrare il valore della proposta cristiana e insieme richiamando le domande che la complessità della realtà pone, esprimendo la loro disponibilità a capire, ad imparare, a fare la propria parte.</p>
<p>Le parole del Sinodo cremonese pensate, misurate, coraggiose, esigenti, aperte al futuro, richiamano costantemente all&#8217;<strong>impegno</strong>. Sono <strong>parole che impegnano</strong> in primo luogo i giovani stessi e che contemporaneamente chiedono alla comunità cristiana nel suo insieme di uscire dalla tentazione della lamentazione, per continuare a vivere la sequela e la testimonianza. Le proposizioni chiedono una Chiesa libera e essenziale, attenta ad una credibilità semplice e quotidiana; come evidenziato nella proposizione n. 9: “Desideriamo che la Chiesa sia sempre più libera di custodire con libertà l’essenziale del messaggio evangelico: la fede quotidiana in Gesù, l’ascolto della sua Parola, l’esperienza della preghiera, la vicinanza ai problemi e alle sfide reali della vita. Oratori e percorsi per i giovani non vanno misurati per quante cose producono, ma per la qualità delle esperienze che toccano la vita, suscitano desideri, offrono testimonianze credibili. Lo stile ecclesiale sia il coraggio umile e silenzioso del quotidiano, lontano dal clamore di eventi isolati”.</p>
<p>Chiedono <strong>una Chiesa capace di abitare generativamente il presente e seminare il futuro</strong> come si legge nella proposizione n. 25: “Chiediamo che la Chiesa aiuti noi giovani a riscoprire uno sguardo positivo sul presente e sul futuro, con la testimonianza e la coerenza di adulti significativi: abbiamo bisogno di punti di riferimento che sappiano narrare con la propria esperienza come si vive in questo mondo e la bellezza che c’è nell&#8217;essere persone di fede e di speranza”.</p>
<p>Queste richieste non possono, naturalmente, lasciarci indifferenti, bensì possono e debbono fungere da stimolo per rilanciare il nostro impegno e per rinnovare le forme delle nostre proposte e dei nostri percorsi. Nella proposizione 33 viene espresso un desiderio preciso: “Desideriamo conoscere di più la fede, condividere celebrazioni vere e belle, partecipare a incontri che ci facciano scoprire il senso profondo del Vangelo”. Occorre riprendere questa richiesta e porre al centro della nostra comunicazione i significati portanti della fede cristiana narrata dai vangeli. I giovani, se mi è permessa questa osservazione, attraverso le loro proposizioni richiamano con parsimonia la figura di Gesù; a mio parere invece è necessario rilanciare nei percorsi formativi e nelle parole della Chiesa la forza di cambiamento perenne rivelato dalle parole e dai gesti di Gesù.</p>
<p>Le proposizioni del Sinodo sono il frutto di un lavoro di diversi giovani che hanno ascoltato, parlato, pensato, scritto, discusso, votato su Chiesa, affettività, futuro, fede, stili di vita. Non è un fatto che ‘buca gli schermi’ o che invade di commenti i social; non è una notizia alla moda; ma è una buona notizia! E’ buona perché ci racconta di un processo che sicuramente ha segnato positivamente coloro che vi hanno partecipato, perché ha gettato semi che continueranno a crescere nel tempo, se sapremo coltivarli e custodirli. E’ una buona notizia perché ci racconta la passione e l’attenzione dei giovani verso la Buona Notizia che può cambiare i nostri cuori.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Pierpaolo Triani</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-2-bella-visione-pierpaolo-triani/">Letture sinodali 2 / Una bella visione di Pierpaolo Triani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Letture sinodali/01 &#8211; L&#8217;impasto reale di Prada</title>
		<link>https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-01/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Romagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2018 09:38:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sinodo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.focr.it/?p=6542</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’impasto reale di Giorgio Prada &#8211; Formatore e pedagogista, docente presso l’Università degli studi di Milano Bicocca Dipartimento di Scienze Umane per la formazione “R. Massa”. Ho ricevuto un mandato, quello di svolgere una riflessione, non un “lavoro formalmente scientifico”, provando a reagire alle quaranta proposizioni del Sinodo dei Giovani di Cremona. Interpretare? Si potrebbe provare a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-01/">Letture sinodali/01 &#8211; L&#8217;impasto reale di Prada</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>L’impasto reale</strong></h4>
<p><a href="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/09/2014-Giorgio-Prada.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-6554" src="https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2018/09/2014-Giorgio-Prada.jpg" alt="" width="139" height="193" /></a>di <strong>Giorgio Prada</strong> &#8211; Formatore e pedagogista, docente presso l’Università degli studi di Milano Bicocca Dipartimento di Scienze Umane per la formazione “R. Massa”.</p>
<p>Ho ricevuto un mandato, quello di svolgere una riflessione, non un “lavoro formalmente scientifico”, provando a reagire alle quaranta proposizioni del Sinodo dei Giovani di Cremona.</p>
<p><strong>Interpretare?</strong></p>
<p>Si potrebbe provare a interpretare cosa si muove nel cuore di questi giovani. Ci si metterebbe nella posizione di un osservatore neutrale cercando un’identità, a partire da ciò che essi non riescono a vedere ed esplicitare, ovvero dai loro stessi ancoraggi, quei modi di pensare che finiscono per orientare i gesti, le scelte, gli accadimenti.</p>
<p><strong>Confrontare?</strong></p>
<p>Si potrebbe provare a confrontare quel che queste proposizioni indicano con le indagini svolte sui giovani rispetto ai temi proposti. Un esercizio sociologico utile per definire ancor meglio il profilo dei giovani cremonesi, ma ci si metterebbe ancora nella posizione di chi vuol capire chi ha davanti.</p>
<p><strong>Giudicare?</strong></p>
<p>Si potrebbero indicare tutte le contraddizioni, tutti i limiti, le pochezze che con una buona analisi si potrebbero elencare, finendo per valutare, dall&#8217;alto, per dare un giudizio circa quel che ci piace o meno di questi nostri giovani.</p>
<p>Sono tre rischi che chiunque si trovasse a leggere le quaranta proposizioni corre e che dunque ho corso e finirò per correre anch&#8217;io. Mi è stata tuttavia chiesta una “lettura pedagogica”. Quel che ho pensato ad un certo punto fosse meglio fare, è stato di provare a trarre dalle quaranta proposizioni, delle conseguenze, che io riterrei necessarie, in termini di bisogni formativi o trasformativi.</p>
<p>Questo è il mio tentativo, ma per poter valere qualcosa, avrebbe bisogno di tornare in qualche modo ai giovani che quelle proposizioni faticosamente hanno prodotto per poter entrare in dialogo e capire insieme dove e come andare.</p>
<p><strong>Per una lettura pedagogica</strong></p>
<p><strong>La coerenza degli adulti</strong></p>
<p>In più parti si evidenza il bisogno di coerenza degli adulti che precedono questi giovani nel loro cammino (1, 15, 19, 20 ). Evitando di interpretare le motivazioni che li spingono, direi che questo è un bisogno formativo &#8220;disperato&#8221;: non dipende da loro, dipende solo dagli adulti, ma tuttavia la Chiesa in Cremona non può agire direttamente sul tema, su questo bisogno dei giovani. La condizione di costante riforma nella quale la Chiesa peraltro vive, spinge a considerare con serietà questo &#8220;bisogno&#8221;, al quale tuttavia è possibile rispondere solo… con una conversione. Forse, volendoli ascoltare comunque, si potrebbe osare la necessità di &#8220;riforma&#8221; della Chiesa. Quel che si potrebbe fare è mettersi in ascolto paziente, per approfondire con loro la provenienza di tali affermazioni, in termini di vissuto ecclesiale e personale. Quel che invece vale la pena di sottolineare è una declinazione del tema in termini educativi, allorquando ci si esprime a nome di quei &#8220;giovani&#8221;, tutti gli altri, dunque la stragrande maggioranza del mondo giovanile, dai quali la questione li divide ed evidentemente li fa soffrire. Perché più avanti i giovani chiedono di poter agire nei loro confronti senza mediazione, direttamente (7).</p>
<p><strong>L&#8217;essenziale che sarebbe visibilissimo agli occhi</strong></p>
<p>Si chiede un&#8217;esperienza di Chiesa basata sull&#8217;essenziale, articolata pertanto in Parola, Comunione e Servizio. Questa direzione porterebbe la Chiesa ad affascinare suscitando l&#8217;interesse altrui. Di qui la possibilità di divenire ponte verso i coetanei &#8220;lontani&#8221; (7). Quel che si dovrebbe pensare allora sono percorsi di ridefinizione della proposta che la Chiesa fa ai giovani affinché questa essenzialità diventi concreta, visibile, &#8220;materiale&#8221;. Per questo occorrerebbe fidarsi molto di questi giovani affinché si lancino in percorsi sperimentali a partire proprio dalla forte richiesta di una corresponsabilità piena ed autentica nell&#8217;esperienza di essere Chiesa (4, 6, 7, 8, 21, 25, 30, 34).</p>
<p>Assumendo sul serio questo uno-due, l&#8217;essenziale e il protagonismo, verrebbe da indicare la possibilità che ogni realtà giovanile esca, vada a sperimentare il nuovo, seguendo le intuizioni giovanili come tante piste, diverse anche tra loro. Si potrebbe dare un periodo di lavoro, una scansione quantomeno quinquennale, durante la quale le realtà giovanili che lo desiderano, seguendo quanto riportato, si impegnino, assumano un impegno ecclesiale a provarci e dopo un quinquennio tornino a raccontare cosa hanno scoperto, come hanno fatto, quali speranze il loro lavoro ha permesso di coltivare e quali limiti… una Chiesa che ascolti i suoi giovani e al posto di continuare a pascerli, si fida di loro e chieda loro di andare in missione. Il dispositivo educativo mi pare evidente: prendiamo sul serio, vi sproniamo a provare, vi sosteniamo comunque vada e se lo Spirito soffierà godremo certamente dei frutti!</p>
<p>In questo è forte infatti in loro il richiamo alla vita reale, ai problemi e alle speranze del quotidiano che garantisca la possibilità di esprimersi attraverso i fatti e le relazioni vere. E che tali esperienze possano essere mosse dai giovani per i giovani, più che dai sacerdoti per i giovani. Di qui la necessità di modellare allora i percorsi di crescita giovanile sulla necessità di toccare la vita (non alienanti), di suscitare desiderio (appassionanti), offrendo testimonianze credibili (autentiche).</p>
<p><strong>Centro e periferia, rete!</strong></p>
<p>Un&#8217;esperienza di Chiesa per la quale si chiedono esplicitamente percorsi di formazione di alto livello, ma soprattutto condivisi tra comunità ed esperienze diverse, con riferimenti zonali più forti, perché si ritiene che solo “in rete” si possano superare solitudini e stanchezze (10, 28). Questo passaggio potrebbe segnare la via per un&#8217;articolazione di percorsi in luogo di un&#8217;unica, forse avvertita come standardizzata più che come unitaria, proposta educativa. Il movimento che si avverte è quello inverso a quello tradizionale per cui la proposta arriva dal centro, la Diocesi, per essere poi delegata alle Parrocchie. Forse anche qui non si tratta di mal intendere la comunione ecclesiale, dal momento che il richiamo alla coerenza e all&#8217;essenzialità dovrebbe al contrario rasserenare chi si preoccupasse per loro. Forse questo potrebbe voler dire ad esempio che la proposta si limita ai contenuti dal momento che le articolazioni concrete, le traduzioni incarnate di tali contenuti, debbano e possano rispondere ad esigenze diverse tra loro. Forse pedagogicamente parlando il &#8220;sussidio&#8221; ha fatto il suo tempo. Lo studio e l&#8217;approntamento dei sussidi è come l&#8217;organizzazione di una festa: appassiona di più chi li prepara che chi ne fruisce, dal momento che in qualche modo finisce per rendere passivi e questo, col tempo, satura l&#8217;esperienza tradizionale, dalla quale ci si vorrebbe smarcare. Una Chiesa di questo genere dovrà imparare a comunicare stando al passo coi tempi, prestando più attenzione al media, così da veicolare bene e bellezza invece che fatica e limiti (11).</p>
<p><strong>Vedere le pareti del tunnel è già un essere fuori dalla crisi?</strong></p>
<p>In più parti pare emergere con forza il bisogno di affrontare la questione della frammentarietà e della crisi di prospettive, due facce della stessa medaglia nel tempo del disincanto che &#8220;non facilita la voglia di  impegnarsi&#8221; (12, 22, 38).</p>
<p>A chi respira &#8220;un’aria provvisoria&#8221;, non è proprio utile contrapporre una semplificante necessità di un aut aut riguardo agli stili di vita, indicando sempre e soltanto la necessità di &#8220;scelte definitive&#8221;, di &#8220;scelte importanti&#8221;: ciò può ridurre i termini del problema perché la realtà appare loro ben più complessa per cui, de-cidere, pare comporti ai loro occhi il rischio di re-cidere soltanto; e questo non serve perché risolve il conflitto del nostro tempo attraverso la negazione di quelle parti importanti di realtà che loro dicono di voler incontrare e vivere, nonostante tutto: emerge forte il bisogno di interpretare in modo diverso i temi legati alle grandi scelte (12, 23, 27, 29), diverso dall&#8217;interpretazione che ne dà chi indica la strada… salvo poi finire per trasformarsi per i giovani in segno di contraddizione, come sottolineato in modo massiccio con la richiesta di coerenza posta agli adulti.</p>
<p>Colpisce e stimola in questo, la richiesta di una nuova interrogazione teologica capace di offrire nuove, diverse, risposte (15, 16, 17, 18). Non le risposte attese, che non sono per forza quelle che &#8220;il mondo&#8221; chiede alla Chiesa, altrimenti la via d&#8217;uscita sarebbe evidente, ma vere e proprie &#8220;innovazioni&#8221;, quelle che il Vangelo ha sempre offerto agli uomini di buona volontà. Si avverte l&#8217;esigenza di uscire, finalmente, da una logica devozionale (32), riaffermando in questo modo l&#8217;esigenza di far fronte al nostro tempo con  un&#8217;attrezzattura che sia all&#8217;altezza delle sfide contemporanee.</p>
<p>Sembra di avvertire la speranza che questo sia proprio alla portata dei giovani. In questa situazione forse essi avvertono di essere &#8220;soluzione&#8221; quando esplicitano la richiesta di essere come testati, attraverso &#8220;sostegno, collaborazione e condivisione di esperienze e metodi perché si possano coinvolgere più persone e più realtà&#8221; (38). Una declinazione oggettiva di questo tema viene esplicitata non a caso quando dicono che sia necessario &#8220;creare anche una coscienza politica che abbia come prerogativa l’ascolto del bisogno dell’altro&#8221; (40). Anche qui occorrerebbero degli incubatori di esperienze che consentano di sperimentare tali affermazioni, fino alle necessarie conseguenze.</p>
<p>E così facendo, partendo dalle contraddizioni, dalla speranza di vederle risolte in nuove mediazioni, chiudono la parabola di una Chiesa che si prepara ad esser più coerente perché fondata sull&#8217;essenziale impastato coi problemi del nostro tempo, dal quale non ci si ritrae, non ci si ritira e infatti il discorso esita in termini sociali, politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.focr.it/formazione/sinodo/letture-sinodali-01/">Letture sinodali/01 &#8211; L&#8217;impasto reale di Prada</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.focr.it">FOCr.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
