Presentazione anno oratoriano

Scegliere la parte migliore nel cammino di fede è un’esigenza e una raccomandazione che ci viene rivolta direttamente da Gesù nel suo dialogo con Marta. Parole che rivelano ad ogni sillaba tutto il suo affetto, stima e riconoscenza per l’amica della casa di Betania. Ma le stesse parole e gli stessi sentimenti di Gesù li possiamo sentire rivolti a ciascuno di noi e così comprendiamo come la missione della vita dell’oratorio è che ogni ragazzo e ragazza possa sentirsi sollecitata a scegliere con decisione e coraggio quella parte migliore che nessuno potrà più togliere loro: la relazione viva, interessante e coinvolgente con il Signore Gesù, sull’esempio di Maria.

Scegliere la parte migliore solitamente è un gesto di egoismo, di arroganza o noncuranza nei confronti degli altri che dopo di noi saranno costretti ad accontentarsi di un po’ meno. Ma questo vale per la torta da condividere o per i ruoli nella partitella a calcetto, lì dove ciò che uno ha preso per sè è sottratto agli altri. Non è affatto così nella relazione con Dio. Scegliere per me il meglio, coltivare la mia relazione con il Signore perchè possa crescere in essa, trovare spazi e momenti per prendermi cura del mio ascolto attento della Parola di Dio, non porta affatto a sottrarre qualcosa ad altri, bensì ad arricchire anche i miei fratelli di tutti i benefici che l’amicizia autentica con Gesù regala alla mia vita e attraverso di me anche alla vita altrui.

Questa dinamica è ben presente e concreta in oratorio là dove alcuni scelgono di vivere un cammino di fede più intenso e questo genera un contesto bello e accogliente anche per chi non ha ancora intuito la pienezza di vita che possiamo attingere da Gesù. 

L’oratorio, come a Betania, sia casa per Marta e per Maria, perché Gesù in persona e presente possa parlare al cuore dell’una e dell’altra. Perché Gesù possa incontrare chi si è già deciso ad ascoltarlo, come Maria, e chi ha bisogno di essere esortato a farlo, come Marta. 

Cercare e chiarire le motivazioni.

Avremo ancora di più attenzione affinché le attività e i servizi che permettono la vita stessa dei nostri oratori non scadano in un attivismo fine a se stesso e per forza di cose alla lunga agitato e pieno di tensioni, come ha rischiato Marta. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno . Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. 

Saremo capaci di orientare ogni azione, ogni impegno, ogni attività, ad un autentico “servire il Signore”. Che si tratti del servizio al bar, delle pulizie o dell’impegno nel doposcuola o nel catechismo, ci impegneremo a cercare e chiarire le motivazioni che ci spingono a metterci a servizio, ad impegnarci ancora come sempre in quella cura educativa che in oratorio si concretizza in molte attenzioni diverse e complementari (Cfr. Lc 10, 38-42).

Invitare alla libertà autentica.

In questo modo l’oratorio sarà simile alla casa di Betania anche nell’esplosione di vita nuova di cui Lazzaro sarà beneficiario e come lui, tutti coloro che vivono l’oratorio e che hanno, nessuno escluso, bisogno che il Signore liberi dai legami di morte del peccato, della divisione, dell’isolamento, come ha liberato Lazzaro dal sepolcro. In oratorio risuoni l’invito perentorio di Gesù a ciascuno: “Vieni fuori!”. Che l’oratorio possa continuare ad essere luogo in cui i ragazzi e le ragazze sono invitati ad uscire dall’isolamento, dall’egocentrismo, dalla superficialità asfissiante e desolante, per poter sperimentare la libertà autentica dei figli di Dio: “Togliete la pietra!…Liberatelo e lasciatelo andare!” (Cfr. Gv 11,1-46).

Profumare dell’amore di Cristo.

Ascolto della Parola di Dio e servizio concreto e generoso a Gesù nei fratelli più piccoli sono da sempre le due coordinate essenziali della vita dell’oratorio come della comunità cristiana e lì dove si cerca di viverle sinceramente accade come a Betania che tutta la casa si riempie del profumo di Cristo, del suo amore totale e definitivo, della sua passione, morte e risurrezione. “Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”

La casa di Betania diventa ancora più bella e anche l’oratorio diventa e viene riconosciuto – addirittura anche da chi non è cristiano e non ne comprende appieno il motivo – come luogo accogliente e diverso, dove sentirsi a casa e trovare ristoro, come accadde a Gesù incamminato ormai decisamente sulla via della croce, nella scena delicata e carica di affetto dell’unzione di Betania nelle sue tante varianti (Cfr. Gv 12,1-11; Mc 14,3-9; Lc 7,36-50; Mt,26,6-13).

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