Scarica qui il mandato del Vescovo Antonio ai giovani sinodali (eletti)

Sta per volgere al termine la “fase preparatoria” del Sinodo diocesano dei giovani: quella dell’ascolto. Da metà settembre, infatti, si entrerà nella “fase pre-sinodale”.

Per fare il punto della situazione riportiamo l’intervista di don Paolo Arienti, incaricato diocesano per la pastorale giovanile.

Don Paolo, l’anno pastorale che sta per chiudersi, così come il prossimo, vede la pastorale giovanile, e non solo, vivere il Sinodo: a che punto si è?

«Stiamo per concludere la fase detta dell’ascolto che ci ha impegnati dallo scorso ottobre fino al prossimo settembre. Da questo punto di vista mi permetto di sottolineare che anche i mesi estivi non sono inutili: sappiamo che tanti oratori hanno esperienze estive e di campeggio, piuttosto che di uscite, momenti di vacanza; gli Scout e le altre associazioni hanno i loro momenti di esperienza. Potrebbe essere molto bello, e stiamo sollecitando in questo senso, che ciascuno si senta responsabilizzato sugli ascolti. Come sapete tutto è sul sito diocesano della Federazione oratori e i materiali sono sovrabbondanti: si tratta di scegliere e, se qualcuno vuole, ha già tecnicamente anche delle parti formative, degli spezzoni di ascolto e di approfondimento confezionati. Poi abbiamo sempre lasciato la libertà a ciascuno di orientarsi come meglio crede».

Siamo solo all’inizio. Ma è una parte importante quella che si sta vivendo: come la Chiesa cremonese ha reagito a questa proposta?

«Secondo me due sono gli atteggiamenti che abbiamo riscontrato. Innanzitutto un buon entusiasmo e una buona attenzione da parte di qualcuno. Qualcun altro e qualche altra comunità, un pochettino più sorniona e un pochettino indecisa e per certi versi anche indifferente, ci ricorda sempre che le cose non sono mai magicamente attuabili: bisogna lavorarci sopra, bisogna far passar parola, bisogna insistere e, soprattutto, condividere. Credo che la logica della condivisione da questo punto di vista sia la più grande terapia anche a certi percorsi un po’ autoreferenziali che fatalmente si installano anche nella pastorale giovanile. Ma questo è assolutamente normale, fa parte un po’ dei ritmi di vita. Forse la Diocesi ci può aiutare anche a pensarci un pochettino più in connessione gli uni con gli altri. E credo sia anche una delle insistenze grandi del vescovo Antonio».

Sicuramente protagonisti sono gli oratori e le comunità parrocchiali, però il Sinodo non si limita solamente a questo: guarda anche “fuori”, a chi non frequenta e anche ad altri ambiti. Come è stata l’esperienza in questi primi mesi?

«È sicuramente la parte più affascinante, ma anche la più difficile. È affascinante perché tutto sommato la pastorale giovanile da sempre è missionaria, da sempre guarda oltre se stessa e oltre l’oratorio. Anzi, l’oratorio si è sempre configurato come un cortile aperto, un cortile accogliente, un cortile educativo. È anche difficile perché abbiamo le armi molto spuntate, nel senso che è passato il tempo nel quale le comunità cristiane, organizzando eventi, avevano e possono avere ancora una sorta di potere magico catalitico. Cito le parole di Dioallevi, che è un sociologo italiano della religione, il quale dice: siamo in fine corsa, abbiamo affinato tanti strumenti, ma nel frattempo si è esaurito un percorso sociologico dove il Cristianesimo è religione diffusa; siamo ancora molto popolari, ma è popolarità missionaria che ci chiede molte energie. Il Sinodo si è mosso e si sta muovendo in questa direzione attivando qualche piccola strategia: penso alle scuole, penso al carcere, penso ad alcuni ascolti individuali e penso anche a quello che nelle zone è stato fatto e, ad esempio, quello che accadrà in città, perché in settembre costruiremo un momento di piazza, non tanto per attirare le persone, quanto per far conoscere e per ragionare con i giovani del mondo giovanile, dei linguaggi giovanili e del futuro. Che poi sono i grandi temi che il Sinodo si è preso a cuore come materia del proprio riflettere e del proprio discorrere».

Guardando proprio al nuovo anno pastorale, quali sono ora le scadenze che attendono?

«Ci siamo dati come termine di chiusura della fase dell’ascolto il prossimo settembre, a metà mese, chiedendo che durante le feste degli oratori, che in gran parte si celebrarono proprio in settembre, ci sia spazio per gli ultimi ascolti sinodali. Dopo di che la Segreteria del Sinodo lavorerà sullo strumento di lavoro: abbiamo già ipotizzato di articolare le 10 schede in cinque grandi ambiti, che coincidono grosso modo con le cinque assemblee sinodali che da gennaio a maggio verranno celebrate in giro per la diocesi. Un altro appuntamento importante sarà a novembre/dicembre: il Vescovo si è reso disponibile per cinque venerdì consecutivi per incontrare i giovani delle cinque future zone pastorali. Cominceremo con una celebrazione della Parola, di ascolto del Vangelo, per poi consegnare a tutti i giovani lo strumento di lavoro. Attorno a quelle date stimoleremo le zone perché i sacerdoti, gli educatori e i giovani stessi individuino la quota dei giovani sinodali che poi entrerà nell’assemblea da gennaio».

INCONTRI NELLE ZONE
Venerdì 3 novembre   – ore 20 Zona 3 – città
Venerdì 10 novembre – ore 20 Zona 2 – ovest
Venerdì 17 novembre – ore 20 Zona 1 – nord
Venerdì 24 novembre – ore 20 Zona 4 – est
Venerdì 1 dicembre    – ore 20 Zona 5 – sud

«Celebreremo il Natale con serenità e con pace. Poi alla fine di gennaio la prima assemblea sinodale: esattamente il 21 di gennaio: cominceremo nella futura zona quattro, a Sospiro, presso l’oratorio. Da lì, una volta al mese – le date sono già disponibili – faremo girare l’assemblea sinodale nelle cinque zone. Cominceremo dunque con Sospiro per poi finire con una la città in un luogo strano, un po’ particolare, che è la stessa casa del Vescovo. Perché l’ultima assemblea la celebreremo nel solone Bolognini, che è esattamente contiguo all’appartamento del Vescovo. Questo sarà per Pentecoste, il 20 maggio 2018. Le altre tappe sono invece: il monastero di Soresina, Rivolta d’Adda, poi scenderemo a Casalmaggiore e appunto ancora sarà la volta di Cremona. In questo movimento dell’assemblea sinodale coinvolgeremo anche gli adulti, anche le comunità. Il Vescovo ha chiesto che nelle sere precedenti alle assemblee, nelle zone ospitanti, si celebri una veglia di preghiera aperta a tutte le comunità. E quindi con i Vicari di Zona lavoreremo per individuare il luogo più opportuno e la struttura migliore per coinvolgere anche gli adulti in un clima di preghiera e di accompagnamento».

ASSEMBLEE SINODALI
Domenica 21 gennaio – ore 15.30 Zona 4 – Oratorio Sospiro
Domenica 18 febbraio – ore 15.30 Zona 2 – Monastero Soresina
Domenica 11 marzo    – ore 15.30 Zona 1 – Suore Rivolta d’Adda
Domenica 8 aprile       – ore 15.30 Zona 5 – Oratorio Casalmaggiore
Domenica 20 maggio  – ore 16.00 Zona 3 – Palazzo Vescovile Cremona
Domenica 20 maggio  – ore 19.00 Messa di conclusione del Sinodo in Cattedrale

* al termine festa in piazza

«In più stiamo predisponendo un segno che a settembre dovremmo riuscire a consegnare a tutte le parrocchie: un segno vivente, un segno bello, luminoso, perché nelle Eucaristie delle nostre comunità vi sia una simbologia espressamente dedicata al Sinodo dei giovani. Forse ricorderete quello che fu fatto per l’altro Sinodo diocesano, quello Assi-Nicolini, dove anche lì non mancarono dei segni espressivi. Coinvolgeremo anche le comunità religiose, i luoghi di preghiera, un po’ tutti gli ambienti che ci sembrano idonei a un’alleanza spirituale per l’accompagnamento del Sinodo. In più il Vescovo ha chiesto, proprio in questi giorni, che ci sia un’attenzione ancora più particolare al carcere – e stiamo elaborando un progetto nuovo – dopo che il Vescovo ne ha parlato con il Papa, lo scorso 20 giugno nei momenti di ritaglio di tempo. Il Papa si è dimostrato molto sensibile alla realtà carceraria e ha chiesto proprio che il nostro Sinodo abbia un’attinenza forte con quell’ambiente».

Un po’ già lo accennava: l’estate come tempo forte. In questo contesto anche l’esperienza di Taizé: che cosa ci si aspetta?.

«Taizé sarà sicuramente un’esperienza forte e motivante. Forte perché è forte la proposta di trovare migliaia di giovani attorno alla Parola e attorno all’esperienza internazionale. Motivante perché il tirocinio settimanale di Taizé insegna a trattare la Parola, insegna a ricentrarsi sulla fede. E oggi più che mai serve che anche il mondo giovanile non sia esposto ad alcune derive o tradizionalistiche o spiritualistiche, ma che la Parola, come indica il vescovo Antonio, torni a essere davvero il nutrimento fondamentale, accanto all’Eucaristia e alla fraternità, del nostro percorso di fede.  Abbiamo previsto, d’accordo con il vescovo Antonio, che proprio anche a Taizé il gruppo cremonese trovi un momento per sperimentare gli ascolti diocesani e credo che sarà un contesto assolutamente bello e irripetibile. Non ci dispiacerebbe che anche dopo, tornati da Taizé, la matrice pedagogica di quella esperienza monastica e giovanile potesse ritornare in diocesi. Stiamo pensando a un percorso anche itinerante di preghiera sullo stile di Taizé da mettere a disposizione delle zone proprio in corrispondenza alla fase celebrativa del Sinodo».

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