RIPARTIAMO CON TE!

Far di nuovo casa in Oratorio

Ri-partire, ri-cucire, ri-vivere… in quante occasioni ci è tornata familiare quella piccola sillaba ri- che allude a qualcosa che si è interrotto, fermato, chiuso e ad un desiderio di scoprire nuove energie e metterle in circolazione: aprire cortili e spazi di incontro e di relazione, tornare ad uscire e viaggiare, incontrarsi a viso scoperto e gustare una vicinanza che si fa anche abbraccio. Nei mesi di chiusura forzata siamo passati dallo spavento alla rassegnazione, dalla paralisi a nuovi gesti di cura: si sono sperimentati perimetri inconsueti, spesso molto stringenti, come la forzata restrizione domestica o il ricorso massiccio alla didattica a distanza. E proprio il termine “distanza” è affiorato con prepotenza come un imperativo, mentre i cancelli dei nostri Oratori e la consuetudine degli incontri educativi restava come spezzata. Certe passioni tuttavia non si sono smorzate: il tempo della pandemia è stato anche carico di domande di senso, ci ha provocati a rimettere in fila alcuni criteri e verificare tante nostre prassi, illuminarne il perché? e il per chi? Qualcuno ha detto: “Quando si riaprirà, occorrerà capire come riaprire”. Questa è la sfida che ci è posta davanti.

Ripartiamo…

Il noi di una comunità educante

Nei prossimi mesi si parlerà molto di sinodalità, ovvero del nostro modo di camminare insieme, diventando tutti corresponsabili nelle decisioni vitali della Chiesa, ciascuno con le proprie esperienze e competenze. E’ un percorso che papa Francesco ha espressamente chiesto alle Chiese in Italia e che farà bene anche noi, vivendolo passo passo. Nessuno escluso, perché nessuno può ritenersi solo spettatore o fruitore di servizi erogati da altri; nessuna dimensione pastorale esclusa, men che meno quella giovanile. La nostra esperienza del Sinodo dei giovani ci ha già preparato a dare ancora, e sempre, il nostro contributo.

La sinodalità suppone scelte concrete, luoghi di confronto e reciproche disponibilità (anche di tempo), ma innanzitutto è questione di mentalità: solo uno stile ecclesiale familiare, non sequestrato dal potere (di qualcuno) e dalla delega (di qualcun altro) garantisce la bella fatica di camminare insieme, in risposta al desiderio di Gesù di fare della sua Chiesa la casa della fraternità e della pace.

Possiamo imparare molto dalla familiarità della famiglia e dalla fraternità del Vangelo: farci guidare ed anche giudicare,

liberare da questo dinamismo che riconcilia, abbassa i toni, disinnesca le trappole della competizione e del senso di colpa. Gli Oratori e i percorsi di cura educativa possono ripartire solo se a farlo, innanzitutto, sono gli adulti: che tornano a mettersi in gioco, a contare gli uni sugli altri; che non si muovono come battitori liberi, ma rinsaldano alleanze; che imparano a consegnare parole e gesti di senso ai più giovani.

Così puntualizza il Vescovo nel Messaggio agli Oratori: “Siamo qui per ri-partire ed invitare ancora ragazzi, famiglie ed educatori ad esserci. Siamo qui per ridire che l’Oratorio, in mezzo alle mille difficoltà di questo nostro tempo, può essere ancora una casa dalle porte aperte sulla strada, per andare incontro a tutti, un cortile in cui invitare ed incontrare la storia di ciascuno, ma soprattutto il volto di una comunità che desidera educare, annunciare il mistero di Gesù, condividere la vita buona del Vangelo. L’Oratorio di oggi e di domani deve essere espressione concreta di Chiesa in uscita! Anche l’Oratorio è laboratorio di familiarità, condivisione e sinodalità. Quest’ultima parola è un po’ tecnica, ma profonda e bella: letteralmente significa cammino fatto insieme. Il Papa ci chiama tutti a scoprirne la necessità e la forza, nel mondo, in Italia e anche nella nostra Chiesa cremonese”.

Ecco le attenzioni fondamentali su cui poter convergere nella concretezza di tempi e luoghi specifici:

  • Torniamo a frequentarci come adulti in comunità, ad accogliere chi arriva, a cercare chi è un po’ sparito nei mesi della pandemia, curando innanzitutto lo stile delle relazioni tra noi. Lasciamoci aiutare dalle proposte diocesane legate all’anno Amoris laetitia e al cammino sinodale delle Chiese italiane.
  • Continuiamo a confrontarci insieme sulla Parola e a pregare insieme: non solo all’inizio di un nuovo anno ma a cadenze regolari. Mettiamo a disposizione alcuni strumenti utili (vd. sotto), ma sarà molto utile l’esperienza comunitaria del giorno dell’ascolto.
  • Riprendiamo il cammino del Cortile dei sogni che ci consente di porre in evidenza luci ed ombre, fatiche e gioie dell’educare anche attraverso l’Oratorio, mette a tema la sua “regia” e la sua conduzione, aiuta la Diocesi a prendere decisioni progettuali con il coinvolgimento di tutti.

…con te

Relazioni, parole e gesti di cura

Proviamo con le migliori energie a rimettere al centro la vita vera, dei ragazzi innanzitutto: ci sono richiesti ascolto ed empatia, perché povertà (economiche certo, ma soprattutto relazionali) emergano e trovino una casa in cui venir ascoltate, incrociando risorse di bene. L’Oratorio può essere ancora una casa, magari con un arredamento più dinamico, in cui figli e figlie arrivano, partono e ritornano. La sua radice sta proprio lì: nell’incrociare le esperienze, nel benedire i nomi dei più piccoli, nel proporsi come casa accogliente. Crediamo che questa vocazione fondamentale, frutto della passione educativa, sia ancora valida e conservi un senso profondo, dentro le trasformazioni sociali che rendono tutto più fluido: la ferialità ridotta, le agende familiari piene, le opzioni animative sempre più ricche (anche in estate).

L’Oratorio può essere ancora un luogo di senso e di offerta educativa, un metodo pedagogico giocato sull’incontro e la prossimità che accetta la sfida di oggi; ed anche un pezzo prezioso della Chiesa “in uscita”, perché da sempre giocato sul desiderio di servire l’umanità vera alla luce del Vangelo.

Dunque, scegliamo ancora di porci accanto ai ragazzi, con un pensiero particolare per gli adolescenti che nei mesi della pandemia hanno sofferto le conseguenze più drammatiche del ritiro sociale e della evaporazione delle relazioni educative. Il nostro “con te” ha a cuore loro, chi incrocia i sentieri di proposta delle nostre comunità e chi è spinto più ai margini, compresi quanti non si interessano della fede in Gesù.

Il con te è per noi anche la relazione con il Signore, alimentata dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione dell’Eucaristia e del Perdono, voce di preghiera per le sofferenze dei più giovani. Proviamo allora a dare spazio alle esperienze concrete e agli stili evangelici: quelli che l’educazione può attingere dalla sapienza del Vangelo. La Parola ci consegna lo stile stesso di Gesù che sa stare accanto, ascoltare, guarire, risollevare: sguardi, gesti e parole che sono passati nei primi discepoli – è il caso di Filippo che si avvicina al funzionario di Candàce in Atti 8 – e bussano alla coscienza di ognuno di noi. Uno stile familiare, contagioso nel bene, che sa trasformarsi in accoglienza e benedizione, cura e prossimità, può costituire la più convincente testimonianza della dignità che la Chiesa riconosce ad ogni essere umano, soprattutto se fragile.

E allora, alcune proposte:

Rimettiamo a tema tempi e spazi dei nostri Oratori: proviamo a rimodulare, se necessario, quanto è solo tradizionale; preoccupiamoci di proporre esperienze di qualità, frutto anche di alleanze tra Oratori, con educatori e figure di competenza; non subiamo solo una ferialità morente che lascia gli Oratori spesso con l’amaro in bocca. Il campo della fantasia, soprattutto quella della carità (ad es. uno spazio compiti in accordo con la scuola, un laboratorio sportivo per i più piccoli, un ambiente studio per superiori e universitari…) è amplissimo. Svincoliamolo dalle preoccupazioni numeriche e curiamone la bellezza.

Riattiviamo i percorsi di catechesi e di animazione, curando il gruppo catechisti ed integrandolo in quello più ampio degli educatori: solo se è condivisa e ben esplicita, la “regia” educativa dell’Oratorio diverrà efficace, frutto di sinergie promettenti. Guardiamo anche fuori dell’Oratorio: impariamo a considerare con sguardi più sistemici le scelte della scuola e dialoghiamo con le amministrazioni locali, perché il territorio si accorga della presenza dell’Oratorio e cresca l’integrazione, anche progettuale tra i diversi livelli di responsabilità. Ce lo ha insegnato il periodo pandemico, ma quanto appreso non resti solo una fatica emergenziale. A supporto della progettazione locale anche quest’anno sono a disposizione i tre sussidi annuali per Mistagogia, Adolescenti e Giovani (vd. sotto).

Favoriamo, dopo i mesi della pandemia e appena ne avremo la possibilità, esperienze più prolungate per adolescenti e giovani, anche di vita comune residenziale, come segno di una fiducia nuovamente offerta. Il volume 11 degli Sguardi di ODL, pubblicato lo scorso aprile, è un ottimo strumento di rilettura di alcune esperienze lombarde e soprattutto del senso di queste iniziative (qui è possibile accedere al testo in formato pdf: http://www.odielle.it/it/documenti-e-ricerche/gli%20sguardi/giovani-e-vita-comune-1021). Certo non è facile ripartire con questa prospettiva né si può immediatamente combinare con i ritmi e le fatiche di tutti. Ma tenere un orientamento simile aiuta a convergere su alcune occasioni preziose: un weekend, un’esperienza più di “casa”, un’attenzione ad es. per i ritmi degli universitari e le loro esigenze di spazi anche di studio, senza dimenticare chi già lavora…

Gli strumenti del nuovo anno oratoriano

Come di consueto, sono a disposizione alcune proposte che possono integrare il lavoro che ciascun Oratorio incarna: materiali scaricabili gratuitamente (poster, libretto-guida per la programmazione e planning saranno messi a disposizione per tutte le comunità) allo scopo di aiutare, suggerire spunti e attivare ulteriori processi.

 

 

Sussidio mistagogia

presto disponibile

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