Assemblea Oratori 2025

Pubblicato venerdì 22 Agosto 2025

Nessuno è straniero

Si è tenuta il 16 settembre in Seminario l’annuale Assemblea Oratori. Tema dell’edizione 2025: “La convivenza tra culture come opportunità educativa nella vita dell’oratorio”, che concretizza il motto dell’anno oratoriano: “Facciamo pace”.

Al centro dell’incontro gli interventi di Milena Santerini, docente di Pedagogia interculturale all’Università Cattolica del S. Cuore, don Alex Malfasi, vicario parrocchiale dell’unità pastorale di Castelverde, laureato in Scienze psicologiche, e Luca Simmi, educatore professionale dell’oratorio di Cristo Re a Cremona.

«Il tema dell’intercultura – ha precisato Mattia Cabrini, collaboratore dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile – è centrale per gli oratori, che devono diventare luoghi di incontro e non di scontro. Il Vescovo ci ha chiesto di far diventare gli oratori dei laboratori di pace; lavorare sull’intercultura è il modo migliore per affrontare i cambiamenti che stanno avvenendo».

In apertura la professoressa Milena Santerini ha invitato gli oratori a investire nel pensiero e ad allenarsi a interpretare. Un lavoro che deve valorizzare le diversità e cercare ogni modo possibile per ascoltare, accogliere, comprendere, sottolineando come la società sia da sempre multiculturale: non solo per la presenza di immigrati, ma anche per le differenze interne di mentalità, valori e visioni del mondo. L’arrivo di stranieri da molte parti del mondo ha reso più evidente questa pluralità, portando con sé sfide, ma anche opportunità di confronto. In oratorio emergono sia somiglianze – legate all’età adolescenziale, all’iperconnessione e all’iperconsumismo – sia differenze dovute a genere, religione, condizioni socioeconomiche e percorsi migratori. I rischi principali sono da un lato negare le differenze, dall’altro leggerle solo in chiave culturale, trascurando le variabili personali e sociali.

A seguire, don Alex Malfasi ha portato alcuni esempi concreti legati alla propria attività nella scuola e nell’oratorio. «Nei ragazzi le relazioni sono più libere e spontanee rispetto agli adulti: sanno scherzare sulle differenze senza rigidità e mostrano spesso una sensibilità religiosa più viva rispetto ai coetanei italiani».

L’intervento dell’educatore Luca Simmi è partito dalla propria esperienza in oratorio per sottolineare come al suo interno convivono molte diverse “culture”. Questa pluralità è però multicultura, mentre l’intercultura nasce solo quando c’è vera condivisione: gli obiettivi sono diversi, a volte si parla la stessa lingua, ma non ci si capisce, e spesso i gruppi tendono ad essere chiusi e frammentati.

«La sfida è riconoscere l’oratorio come luogo comune e chiedersi che cosa si può condividere concretamente tra tutti, non solo tra educatori o catechisti. Anche le famiglie hanno un ruolo: chiedono sostegno ma faticano a sentirsi pienamente coinvolte. Con gli adolescenti, invece, emerge una cultura condivisa tipica della loro età, che a volte supera differenze religiose e di origine, ma che richiede regole e obiettivi comuni per funzionare. L’oratorio diventa quindi un laboratorio fragile ma prezioso, in cui l’intercultura si costruisce giorno per giorno attraverso pratiche di relazione e responsabilità condivise».

Di seguito si riporta la registrazione video della serata:

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